August 21st
Tutto quello che dovete sapere sul foodtrend del poké hawaiano

Arriva dalle coste Pacifiche delle isole Hawaii il poké, un’esotica insalata di pesce crudo che sta già dettando tendenza, e per questo motivo non può sfuggire agli attenti occhi e agli esigenti palati dei soci del Club Diners.

 

Dire che il fenomeno del pesce crudo è stato una vera e propria rivoluzione gastronomica negli ultimi anni non è affatto un’esagerazione: dagli anni ’90, quando il sushi è passato da un qualcosa di sconosciuto alle masse a un cibo “popolare”, il suo sapore e la sua consistenza – che poco aveva a che fare con la tradizione italiana ed europea in generale – ha iniziato a dettare legge.

   

Sushi e sashimi hanno poi aperto la strada al ceviche, piatto a base di pesce marinato con limone e peperoncino arrivato direttamente dal Perù, che ha conquistato nel tempo sempre più affezionati estimatori. Oggi però l’ultima tendenza in fatto di crudo di mare è stata “importata” dalle barche dei pescatori dell’oceano Pacifico settentrionale, in particolare dalle isole Hawaii, a cui si deve l’usanza alimentare del poké: in lingua hawaiana il nome, che si pronuncerebbe “poh-kay”, significa proprio «tagliato a pezzetti grossolani» e consiste in pesce crudo senza lische, tagliato a cubetti e servito in una ciotola assieme ad altri ingredienti, come alghe, riso e uova di pesce.

 

 

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Si tratta dell’hawaiian soul food per eccellenza, tradizionalmente di piovra o di tonno: sebbene in origine fosse un “piatto povero” dei pescatori, che mischiavano nel bowl gli ingredienti che avevano a disposizione, è ora diventato un foodtrend proposto in fantasiose interpretazioni in diversi locali e ristoranti alla moda sia europei che americani.
 
Il suo condimento ha influenze asiatiche, e viene realizzato con salsa di soia, alghe e olio di sesamo, a cui si aggiungono cipolle, peperoncino, verdure e diverse spezie del Pacifico: la ricetta, nata come contaminazione, si declina di volta in volta, accogliendo diversi ingredienti come pomodori, peperoni verdi, insalata e avocado, tanto per citarne alcuni.

 

 

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I critici gastronomici statunitensi l’hanno definito «salutare, altamente personalizzabile e veramente bello da vedere» ed è proprio per questo motivo che il poké è divenuto uno dei piatti più richiesti in mezzo mondo: sulla costa occidentale degli Stati Uniti è la scelta preferita per la pausa pranzo, e da lì la moda ha contagiato New York, dove sono nati Wisefish Poke e Pokeworks.
 
In Gran Bretagna ha invece inaugurato Ahi Poké London nel quartiere super-posh di Fitzrovia, il cui slogan recita testualmente «Portiamo un tocco di Pacifico a Londra», ma non solo, perché accanto a questo trova posto pure Eat Poke, azienda di catering specializzata appunto nella preparazione di poké che serve i diversi food market che lo vendono per il take-away, eventi privati e uffici del centro.

 

 

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E in Italia? A Salerno ha aperto Suriso, uno dei primi poké shop del Mediterraneo per merito dello chef Rodelio Aglibot e dell’imprenditore italo-newyorkese Giuseppe Tuosto, che ora è presente anche a Roma, in Piazza Dell’Orologio.
 
A Milano è possibile gustarlo al TOM The Ordinary Market, voluto dallo chef Charlie Pearce, giovanissima promessa britannica della cucina internazionale, e nella suggestiva location del The Botanical Club in via Tortona, di fronte al Museo delle Culture della città: siete pronti a farvi contagiare dalla poké-mania?