March 15th
San Patrizio: cose da sapere sulla birra prima della festa del patrono irlandese

La festa di San Patrizio si avvicina: affinché i soci del Club Diners, sempre attenti ai trend e all’attualità, non si facciano cogliere impreparati, ecco tutto quello che c’è da sapere sulla birra. Per celebrare il patrono irlandese in grande stile

 

Il 17 marzo si festeggia San Patrizio. E le celebrazioni ormai sono diffuse in tutto il mondo: già, perché il patrono irlandese già da tempo ha sconfinato la sua terra natia, e viene festeggiato un po’ ovunque, tingendo di verde strade e fiumi al suo passaggio, e portando con sé una ventata di fresca allegria, grazie a concerti, parate, fuochi d’artificio e – ovviamente – birra che scorre a fiumi. È innegabile che il mondo della birra ultimamente abbia poco da invidiare a quelle del vino, data una varietà che non si limita alla classica distinzione tra “bionda”, “rossa” e “scura”, ma prevede tantissimi stili e gusti diversi, ognuno con le proprie peculiarità.

Per non essere dunque colti impreparati e onorare il patrono irlandese in grande stile, ecco una piccola guida che vi potrà essere d’aiuto anche se siete dei neofiti… cheers!

 

Lager

Il termine “lager” identifica la birra a bassa fermentazione, che rappresenta una delle due grandi famiglie nelle quali si dividono tutti gli stili birrari del mondo: le Lager, appunto, e le Ale. Questo stile di birra viene quasi sempre associato a quello delle Helles: la classica chiara dal gusto maltato che nell’immaginario collettivo coincide con il boccale tipico della Germania. Il termine Lager in realtà identifica una grande famiglia in cui rientrano tantissimi stili diversi a bassa fermentazione, oltre alle Helles: Doppelbock, Schwarz, California Common, alcune Baltic Porter, ecc. Tutte tipologie, quest’ultime, che hanno peculiarità organolettiche (nonché estetiche) ben lontane dalle Helles. Nel caso in cui non disprezziate un gusto meno maltato e più secco, potete benissimo optare per una Pils, birra dalla colorazione oro pallido e dal sapore leggermente amarognolo – derivante dall’alta presenza di luppolo – che rimane sempre una certezza per chiunque.

 

Stout

Il modello classico per le Stout è la Guinness, la birra irlandese “nera” per antonomasia. Se siete amanti delle note di liquirizia, cioccolato e malto torrefatto, non potranno non piacervi anche le Porter, considerate le antenate delle Stout e con peculiarità quasi identiche a queste ultime, al punto che secondo alcuni non esisterebbero differenze sostanziali tra i due stili.

Se siete invece alla ricerca di piccole sfumature, potete ripiegare sulle “morbide” Oatmeal Stout (con avena), sulle dolci Sweet e Milk Stout, sulle intense Chocolate e Coffee Stout, sulle stravaganti Oyster Stout (con ostriche). Nel caso in cui voleste invece qualcosa di più muscolare, potete ripiegare sulle Imperial Stout (o anche Imperial Porter), in cui il tenore alcolico può raggiungere vette importanti.

I toni “scuri” tipici delle Stout si ritrovano poi anche nelle Schwarz tedesche, prodotte a bassa fermentazione: tale sottocategoria include le Cascadian Dark Ale di provenienza americana, mentre vanno escluse le Black Ipa, che – pur essendo nere – non posseggono le tipiche note da malti scuri.

 

Weizen (o Weiss)

Le tipiche birre di frumento tedesche sono uno dei prodotti più richiesti alla spina, soprattutto per chi è alla ricerca di una bevuta dolce e rinfrescante. Se desiderate qualcosa di simile, ma più adatto al periodo invernale, una buona alternativa può essere rappresentata dalle Dunkelweizen o dalle Weizenbock: le prime con evidenti sfumature di caramello, le seconde con una gradazione alcolica superiore.

Se del frumento vi piace la freschezza, potreste trovare enormi soddisfazioni nel bere una Blanche di stampo belga, a patto che apprezziate la sua tipica aromatizzazione con coriandolo e arancia amara. Le Wheat Beer sono la risposta americana alle Weizen tedesche: nonostante il lievito diverso, la forza dissetante rimane la medesima.

Per i palati più arditi esiste anche l’alternativa Gose, tipicamente di Lipsia prodotta con frumento, sale, coriandolo e lattobacilli: rinfrescante come pochi altri stili birrari, ma non certo di facile approccio per tutti!

 

IPA

IPA è l’acronimo di India Pale Ale, uno stile di origine inglese, che oggi rappresenta la tipologia più diffusa nel mondo della birra artigianale.

Le sue caratteristiche sono state declinate in mille modi diversi, tanto che trovare in Italia una IPA che segua i dettami classici d’impostazione anglosassone è piuttosto arduo: più facile imbattersi in interpretazioni moderne che esaltano la componente amara e gli aromi del luppolo.

È la tipologia preferita da chi ama l’amaro, e il suo successo ha favorito la nascita di tanti sottostili diversi: le energiche American Ipa, le decise Imperial Ipa, le scure Black Ipa, le fresche White Ipa (talvolta aromatizzate come le Blanche), le rustiche Rye Ipa. Se siete amanti dell’amaro e del luppolo, apprezzerete anche le American Pale Ale (APA) e alcune American Red Ale.