February 6th
Ristorazione, è di moda l’Alta Moda!

Sul tavolo dell’alta sartoria non si posano più spilli, metri e merletti, ma posate, cristalli e menu. Le griffes dell’Haute Couture sono entrate nell’alto universo della gastronomia, quella di moda e di lusso ovviamente. Il business branch che dalle passerelle affonda i denti nel piatto è oramai una realtà diffusa e consolidata. A tutto vantaggio di chi per sua natura unisce le caratteristiche comuni anche a quei due mondi: eleganza, sfarzo, intuizione, estrema qualità e innovazione. Praticamente un ritratto dei nostri soci del Club Diners.

 

 

Il ristorante di lusso è di per sé una passerella, lo sappiamo. Ancora più intrigante quando delle vere passerelle, quella della Haute Couture, è stilosa emanazione, intreccio modaiolo, business trend. Le Maison dell’Alta Moda si espandono nel mondo dell’enogastronomia e negli ultimi anni la tendenza è diventata status: nel nostro Paese come nel resto del mondo le griffes hanno firmato bar e ristoranti del fine dining. Vediamo dove andare.

 

Stelle della prima e dell’ultima ora

 

La più recente, magistrale entrata è stata quella del Gucci Garden a Firenze, dove ha fatto l’ingresso nientemeno che l’Osteria della divinità Massimo Bottura. All’interno del trecentesco Palazzo della Mercanzia di Firenze, il Gucci Garden ospita anche una boutique con articoli unici e uno spazio espositivo dove tra campagne pubblicitarie storiche, oggetti vintage e tende di velluto rosso si percorre la strada della contemporanea traiettoria social verso Guccy, il Guccify e la Guccification. “Sa perché adoro Gucci? – ha dichiarato Bottura in un’intervista a Vogue – Perché stanno facendo esattamente quello che faccio io in cucina. Guardano al passato in una chiave non nostalgica. Prendono il meglio di ciò che c’era ieri e lo proiettano nel futuro…”.  Parliamo dunque di cucina, che è stata affidata dal tristellato chef alla collega messicana Karime Lopez Kondo con il risultato di un menu ibridato tra cucina regionale italiana rivisitata e specialità esotiche, in particolare latinoamericane, il che vuol dire che si va dai tortellini alle tortillas, dagli hot dog di Chianina al bun orientale al vapore con pancia di maiale.

 

Pioniero fu Armani, che infilò il naso nel mondo del food oramai quasi un ventennio fa. I suoi bar e ristoranti vanno da New York a Doha, da Santiago ad Hong Kong (con il suo Aqua e l’Armani Privè), passando per Parigi, Monaco, Cannes (per gustare una tartare su La Croisette  e in Italia, dove l’ultimo nato è a Bologna mentre a Milano l’offerta è multipla, dai vari bar e café, al privé, al ristorante e al nipponico Nobu
, dentro l’Emporio Armani Store.  Parlando di pionieri e di Milano, tra gli stellati brilla Trussardi, con Trussardi alla Scala, l’oramai consolidato e raffinato locale affacciato sul teatro milanese di punta, e affiancato dal più easy Lounge&American bar Café Trussardi. Una cena con piatti di stagione su misura – taylor-made, appunto – per l’ospite, che può essere anche un’eccellente idea-regalo.

 

Da Milano a Dubai

 

Nel capoluogo lombardo certo questo modello di business ha trovato terreno fertile. Anche per veri marchi del lusso non necessariamente sulla bocca di tutti, come Doriani, re del cachemire, che nel 2015 ha aperto il suo ristorante nel Quadrilatero della Moda. Nello stesso anno Prada compra l’antica Pasticceria Marchesi di via Montenapoleone. Oggi la sua Fondazione possiede anche il Bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson. Marzotto, dopo il successo del bistro Peck, gastronomia, vini e caffé dallo spirito giovane, sogna ora Londra e New York. Atmosfera cosmopolita, intrattenimento dal vivo e DJ set per i ristoranti di Roberto Cavalli. Resiste bene il Concept Bar Martini by Dolce&Gabbana. Atmosfera cosmopolita al Just Cavalli club, sempre a Milano, , dove si può prendere anche solo un aperitivo. Lo stilista è presente anche a Porto Cervo, al Pevero, col Shisha Lounge e a Dubai, dove potrete gustare per esempio un Carpaccio di gamberi rossi, bottarga e anguria infusa di Spritz piuttosto che un Branzino in controfiletto in crosta di sale con salsa salmoriglio. Nell’iconico Palazzo Fendi a Romadal 2016 si mangia al ristorante Zuma, che qui trova una delle sue 14 location globali (da Londra a Bodrum in Turchia, da Phuket a Miami). Cucina rigorosamente giapponese ma non tradizionale, ossia gastropub, con signiture dishes come astice arrosto con peperoncino verde e shiso o pollo marinato al miso, arrostito al forno su legno di cedro.

 

Brand stranieri, hotel inclusi

Intanto va avanti la cavalcata delle Maison verso l’hotellerie, di cui fu pioniere Bulgari con il suo hotel a Milano, zona Brera, con ristorante elegante e minimale che non risplende però nelle critiche gastronomiche.  Nella zona più esclusiva dell’isola-regione autonoma cinese di Macao sta sorgendo il terzo Palazzo Versace, a 17 anni di distanza dal debutto del Palazzo Versace Gold Coast nel Queensland australiano (sito internet in inglese e cinese) e dopo quello di Dubai. Il ristorante del Versace Palace cinese sarà una “dependance” del tristellato Da Vittorio, che da oltre mezzo secolo rappresenta l’eccellenza della cucina italiana, oggi capitanato dal pregiatissimo prodotto di famiglia, lo chef Enrico Cerea. Il suo dirimpettaio sarà il primo albergo firmato da Karl Lagerfeld, che debutterà insieme ad altri in varie città e resort destinations del pianeta. Tra gli stilisti stranieri lanciati nel mondo del food, da segnalare anche Vivienne Westwood, che tre anni fa aprì il primo Café a Shanghai; Dior, che per il suo Café di Seoul ha arruolato niente meno che la star della pasticceria francese Pierre Hermé. E poi ancora il menu tipicamente britannico del Thomas’s, all’interno dello store 5 Vigo Street di Burberry a Londra (prenotabile online). E sempre a Londra l’intimo Ralph’s Coffee & Bar in Regent Street, ultimo nato di una Casa di Moda, Ralph Lauren, che sfoggia ristoranti a Parigi, Chicago e New York, offrendo uno stile americano abbinato a ostriche&champagne. E concludiamo la selezione nientemeno che con Chanel: la collaborazione della Maison francese col food guru Alain Ducasse ha dato vita a Tokyo all’oramai ‘storico’ Beige, dove potrete scegliere tra il menu Prêt-à-porter, il menu Haute Couture e quello degustazione. Ed essere graditissimi ospiti del Diners Club, in partnership con Ducasse dal giugno 2010.