November 5th
Onda verde: erbe selvatiche nel bicchiere

5 wild cocktail serviti al Wood*ing bar di Milano

Raccogliere, studiare, miscelare le erbe selvatiche per farne cocktail unici dal gusto gradevolmente insolito, per rispettare l’ambiente, oltre che far del bene al proprio organismo. È la nuova tendenza del beverage, imperdibile per gli esclusivi Soci di Diners Club.

 

Sapori insoliti e mix inediti: il mondo dei drink si evolve e si compone di ingredienti come erbe, bacche, frutti, foglie, radici, cortecce e rami commestibili (raccolti e non coltivati) e, a Milano, consolida il trend che fa del Wood*ing bar un locale rivoluzionario che prende vita dal primo Food lab al mondo dedicato al cibo selvatico.

Grazie all’idea di Valeria Margherita Mosca, la “Research & training, forager & chef” che ha portato il foraging in Italia, è stato inaugurato alla fine del 2016 un nuovo modo di utilizzare le erbe selvatiche proposte, non  solo nel piatto, ma anche nel panorama della miscelazione a cui è stato dedicato anche il libro Wild Mixology, con la prefazione di Massimo Bottura.

 

All’interno del progressista Wood*ing bar, dove in sala ci sono tre grandi tavoli sociali, il bartender Stefano Tosoni da dietro al banco consiglia e spiega le singole preparazioni dei cocktail sia agli esperti sia a chi si approccia per la prima volta all’idea di un cocktail “wild”. Per coloro che hanno voglia di provare gusti mai sperimentati, ecco dunque 5 drink per la stagione fredda 2018-19 il cui nome è dato da un #numero che conferisce loro un “sapore” più scientifico.

#1Molto bilanciato, al Mezcal (tipico distillato messicano dal gusto affumicato che serve per dare un tono al drink) si aggiungono le radici fermentate che donano un sapore di caffè alla bevanda a cui siaggiunge il Kombucha di foglie di rovo, ovvero un tè dolcificato e fermentato, e dell’erba castalda che, servita intera, dà equilibrio al palato grazie al suo spiccato sapore di sedano.

 

#2
Questo drink si caratterizza per il succo di mirtillo selvatico tipico delle zone Alpine e perché contiene anche  il gin (non molto speziato) che entra in sinergia con gli altri ingredienti e si equilibra con il Kombucha di foglie di rovo rinforzato dall’aceto di mele selvatiche, il miele e il miso di pere anche queste selvatiche che rendono il cocktail dolce e sapido al tempo stesso. O meglio, una sorta di umami.

 

#4
Lo sciroppo ricavato da fiori edibili di sambuco raccolti in primavera dona una dolcezza d’appoggio al rum bianco e all’acqua di rose selvatiche, conferendo al drink “#4” un potere organolettico pronunciato. Chiudono il cerchio le note erbacee dell’Amaro Braulio.

 

#5
Rum, Kombucha di foglie di rovo, vaniglia, Amaretto di Saronno, Amaro alla violetta, con qualche goccia di tintura di rosa selvatica. Tutto ciò fa del drink numero 5 un cocktail da degustazione molto amato dagli uomini, per le note affumicate, ma anche dalle donne per la sua spiccata dolcezza.

 

#8
Il drink numero 8 ha due facce: una dolce e una secca. Gin, infuso di camomilla selvatica e calendula, sciroppo di zucchero moscovado, liquore strega, aceto di mele selvatiche sono gli ingredienti che al primo assaggio sottolineano tutta la sua forza zuccherina. Per coloro che vogliono renderlo un po’ più dry basterà aggiungere la polvere di orzo selvatico che viene servita scenograficamente a parte su un petalo appoggiato a un cubetto di ghiaccio.