October 10th
Ode al Re Negroni

C’è chi lo vuole secco, chi con poco ghiaccio. Con una fettina d’arancia o una scorza di limone. C’è chi lo ordina “sbagliato” oppure rivisitato dalle mani dei migliori bartender in circolazione.

negroniProtagonista di tanta scelta è il Negroni, cocktail nato dietro al bancone del Cafè Casoni di Firenze per mano di Fosco Scarselli, bartender paziente che intorno al 1920 esaudì la richiesta del Conte Camillo Negroni di variare il Milano-Torino (Campari e Carpano in parti uguali) aggiungendo un altro terzo di gin per dare una scossa al drink (la storia è bellissima e raccontata nei dettagli nel libro Sulle tracce del conte. La vera storia del cocktail Negroni di Luca Picchi).

Al Negroni è dedicata anche un’intera settimana, la Negroni Week (la scorsa edizione si è tenuta dal 5 all’11 giugno come iniziativa benefica). Una sette giorni celebrativa dell’amato drink dalla composizione tripartica indetta nel 2013 dalla rivista Imbibe. E se durante le prime edizioni l’attenzione da parte del pubblico e dei locali italiani era scarsa, ecco che da quest’anno il trend è ben più marcato. E non è un caso.

Il Negroni fa il suo grande ritorno nella top ten delle richieste più frequenti al bancone dei bar. È la celebrazione dell’aperitivo made in Italy, manifesto di quella voglia di tornare a bere “come si deve”.

 

 

Così i puristi di un terzo di gin, un terzo di vermout rosso, un terzo di Bitter Campari si siedono volentieri al bancone dei più storici locali che hanno fatto la storia dell’aperitivo: a Milano, per esempio, dal Camparino in Galleria o al Bar Basso in Via Plinio.

ShutterstockQui, oltre alla ricetta classica, il drink da ordinare è il “Negroni Sbagliato”, dove lo storico barman Mirko Stocchetto sostituì per la prima volta il gin con il Prosecco per alleggerire la gradazione alcolica del cocktail.

Vale la pena però allontanarsi un po’ da quella che è la ricetta classica, per assaggiare una delle rivisitazioni che prepara Tommaso Cecca dietro al bancone del Trussardi alla Scala. Ecco qui il suo Negroni al Rabarbaro in cui il gin infuso al rabarbaro fresco e succo di rabarbaro naturale con uno zest di arancia si mescola al Bitter Campari. Da provare anche il nuovo Tègroni, un’altra variante del drink preparato con Bitter Campari, Cinzano rosso, gin e un infuso di spezie e tè nero, servito poi in una teiera.

 

Non ci si annoia nemmeno al bancone del The Mad Dog di Torino, speakeasy in via Maria Vittoria che in menù ha ben quattro versioni del vecchio cocktail.

negroniLa scelta è tra il Mad Dog Negroni, la versione casalinga con il Campari infuso alla camomilla e pompelmo che si mescola a gin e oli essenziali di agrumi, e il Charlie Pie, interpretazione francese del classico italiano o tra il Negroni del Professore con Vermouth del Professore, e l’Americano alla maniera del Conte (1920) con i tre ingredienti miscelati secondo lo stile degli anni Venti.

 

A Roma, da segnare sulla mappa c’è The Gin Corner ospitato all’interno dell’Hotel Adriano dove oltre al classico Negroni viene servita anche la versione Conte Camillo con gin, Vermouth, Bitter Campari e rabarbaro alla camomilla. Al Duke’s in Viale Parioli si ordina invece il White Negroni, rivisitazione con Beefetear, Biancosarti, Amaro bianco Kranebet e scorza di limone. E poi c’è Rosso su Viale Aventino: qui ci si siede per gustare un Fruit Negroni, preparato mescolando Gin Beefeater, Bitter Campari, Vermouth Cocchi, vaniglia in baccello e frutta fresca.