December 5th
Non solo panettone: i dolci natalizi italiani più famosi, da scoprire e gustare

Natale si avvicina, e con lui anche i dolci delle feste, tra cui spicca il classico panettone. La tradizione italiana, però, è molto più varia: ecco perché val la pena avere una panoramica per permettere agli esclusivi soci del Club Diners gustose variazioni sul tema

 

Addobbi, luminarie e… dolci! L’arrivo del Natale, come ogni anno, è scandito dall’avvicendarsi di questi tre elementi che – a partire da fine novembre – iniziano ad affollare le strade e le vetrine dei negozi. Quando si parla di dolci, poi, è impossibile non pensare al panettone, che solitamente mette d’accordo tutti i palati: spesso però ci si scorda che ogni regione ha il suo tipico dolce di riferimento, che nulla ha da invidiare al classico dei classici. Ecco allora un giro d’Italia attraverso la sua tradizione dolciaria natalizia, che – soprattutto per chi è alla ricerca di idee originali – riuscirà senza dubbio a fornire spunti per gustose e interessanti variazioni sul tema.

 

 

Piemonte: il Tronchetto

Arriva dalla tradizione francese del Bûche de Noël, un dolce che assomiglia ad un tronco d’albero: la sera di Natale, infatti, in molte regioni italiane e nord europee si usava mettere nel focolare un grosso ceppo di legno che avrebbe arso tutta la notte per far sì che durante il giorno di festa la casa fosse calda e accogliente. Il Tronchetto, in un trionfo di cioccolato e burro, celebra questa antica tradizione.

 

 

 

 

 

Sicilia: il Buccellato

Un misto di colori, consistenze e sapori: il Buccellato, o Cucciddatu, è un dolce natalizio diffuso in tutta la Sicilia. Il tradizionale impasto di pastafrolla viene riempito di fichi secchi, uva passa, scorze d’arancio e altre bontà, poi aromatizzato con arancia, cannella, vaniglia e miele: un tripudio, insomma, delle eccellenze gastronomiche che hanno reso celebre questa regione del sud.

 

 

Campania: gli Struffoli

Gli struffoli sono dolce di Natale più famoso della tradizione napoletana, e in generale sono diffusi in tutto il Mezzogiorno in mille varianti. Di base si tratta di palline di pasta dolce fritta e immerse nel miele; vengono poi composte a ciambella e decorate a piacere con cedro, canditi e confetti di zucchero colorati.

 

Umbria: il Panpepato

Il Panpepato è una prelibatezza di origine ternana, che ha come ingrediente segreto il mosto cotto. All’interno della sua pasta, resa scura dal cioccolato, ci sono mandorle, nocciole o noci ma anche pepe, cannella e noce moscata: il risultato è un delicato equilibrio tra spezie e frutta secca tutto da scoprire.

 

 

 

Puglia: le Cartellate

Per comporre questo tipico dolce natalizio pugliese, si parte dal una sfoglia a base di mosto cotto; la sfoglia viene poi fatta a strisce, che secondo la tradizione ricordano le fasce in cui venne avvolto Gesù Bambino. Le parti di sfoglia così tagliate vengono composte come a formare tante piccole tasche, e una volta fritte si procede a irrorarle di miele caldo.

 

 

Friuli: la Gubana

Piccola curiosità: nel dialetto locale “guba” significa “piega”, e non a caso la Gubana è un dolce fatto di tante pieghe. Si dice fosse nota già nel 1409, quando venne servita a Cividale del Friuli in un banchetto in onore di Papa Gregorio XII: anche il pontefice non seppe resistere a questa squisitezza cotta in forno e farcita di nocciole, mandorle, uvetta e pinoli.

 

Abruzzo: il Parrozzo

Il pasticcere Luigi D’Amico di Pescara decise di nobilitare il “pane rozzo” di granturco dei contadini abruzzesi e ne ricavò una versione da festa, dove si mescolano sapientemente mandorle tritate, essenza di mandorla amara, buccia d’arancia e cioccolato fondente. Si narra che uno dei primi ad assaggiare il Parrozzo fu Gabriele D’Annunzio: il Vate ne restò così estasiato, che dedicò alla nuova ricetta un breve componimento, “La canzone del Parrozzo”: È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce.