December 27th
Natale è…un crogiuolo di tradizioni

Cibo e tradizioni, sapori e saperi: Natale non può non richiamare (anche) il tema del cibo. Inteso come piacere del convivio e come trionfo dei saperi tradizionali, delle usanze antiche e rassicuranti. Ma anche inteso come elemento che identifica, aggrega, unisce, rivela e media tra culture diverse. A voi soci Diners, palati raffinati e acuti osservatori del mondo, proponiamo il nostro Natale del cibo, melting pot, colorato, articolato. Dal borscht alla renna, dalla kapustnica alla carpa fritta, dai gingerbread men alla pulcinella di mare, dalla “fata” al panettone. Passando per il cappone e il cappon magro (che nulla hanno a che fare tra loro). Ecco il nostro crogiuolo gastronomico. Solo per voi.

 

Ogni Paese celebra il Natale a modo suo, sfornando ricette tipiche e uniche. E per l’avanguardia gourmet che non vuol essere mai banale potrebbe essere un’idea quella di una tavola dove si mescola tutto sapientemente, con un elegante tocco multietnico. Senza confini.

 

Natale pagano o religioso, spirituale o consumista, ridondante o sobrio, felice o malinconico, magico o congestionato. Natale nelle isole caraibiche o tra le renne della Lapponia, in Africa, in Brasile, in Germania o in Francia. Natale è ovunque e, pur con qualche significativa diversità di impostazione, sempre prevede un menu particolare: è la celebrazione delle tradizioni che si tramandano da tempo e che riuniscono le famiglie (anche solo per un giorno), rispolverando vecchi riti e antiche ricette. Vediamo quali sono i piatti (e le bevande) che nel mondo scandiscono le festività natalizie.

 

shutterstock_506733526Francia

In Provenza c’è una consuetudine golosa. Nella regione della Francia meridionale vengono preparati 13 differenti dessert in onore di Gesù e dei 12 apostoli. Tradizione vuole che i dolci rimangano sulla tavola per tre giorni, sempre a disposizione di chi trova ancora un po’ di spazio nello stomaco, affaticato dai festeggiamenti. I cugini d’oltralpe vantano anche il Buche de Noel, il tronco di Natale francese che deriva dalle tradizioni pagane, quando per festeggiare il solstizio invernale si addobbava un grosso tronco, che veniva successivamente bruciato.

 

Polonia e Ucraina

Due i grandi classici del freddo Natale polacco: il borscht (minestra di barbabietole con l’aggiunta di verdure e carne) e gli gnocchi. Il borscht fa parte in realtà dell’eredità culinaria locale di molti Paesi dell’Est e del centro Europa e i suoi nomi possono variare da borschtsch in Germania, al barščiai in Lituania, il barszcz in Polonia o il boršč in Russia e Ucraina.

 

Islanda

Nella nazione senza alberi fanno la comparsa nel menù due portate molto particolari: la renna e la pulcinella di mare arrosto, con buona pace della slitta di Babbo Natale. Ma il giorno ancor più interessante è il 23 dicembre, Þorláksmessa in islandese, durante il quale gli unici alimenti consentiti sono patate bollite e pesce (una particolare specie di razza) fermentato. L’odore del pesce fermentato è talmente pungente che molti preferiscono mangiare al ristorante per evitare di ammorbare la propria abitazione.

 

 

shutterstock_501823039Svezia

Il piatto tradizionale dei Paesi scandinavi, dove il Natale è particolarmente sentito, è un pudding di riso e cannella che nell’accezione svedese si chiama Risgrynsgrot e ha numerose varianti di colore e sapore. Una volta pronto, tradizione vuole che venga aggiunta una mandorla al composto. La leggenda originaria tramanda che la ragazza che trova il frutto si sposerà entro l’anno.

 

Paesi anglosassoni

Nelle tavole anglosassoni invece non possono mancare gli omini di pan pepato o pan di zenzero, conosciuti anche come gingerbread man, tipici dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e dei Paesi del Nord Europa. Altro grande protagonista dello stile british è il Christmas pudding, coreografico e lontano parente del nostro panettone, immancabile nel giorno di Natale sulle tavole britanniche.

 

Slovacchia

Qui la tradizione prevede la kapustnica, zuppa di crauti, seguita da carpa fritta. La carpa è molto comune in Europa orientale e molti ne acquistano una viva che poi mantengono tale, sistemandola nella vasca da bagno di casa fino al fatal (per il pesce) giorno. Anche nella Repubblica Ceca il piatto più gettonato è la carpa fritta, accompagnata, come vuole la tradizione, da uno dei piatti tipici di questa nazione, l’insalata di patate.

 

 

shutterstock_496372924Germania

Qui il più celebre piatto della tradizione si chiama Christstollen, Weihnachtsstollen o più semplicemente Stollen ed è un tipico dolce natalizio originario dell’area di Dresda: viene realizzato con diverse variazioni in tutta la Germania. Ma sono da provare anche i Lebucken, biscotti tipici, composti da pasta di mandorle e ricoperti di glassa al cioccolato.

 

Giappone

Nel Paese del Sol Levante il Natale non è una festa tradizionale: i cristiani infatti rappresentano meno dell’1 per cento della popolazione. Curiosamente l’unica consuetudine pare essere il Kentucky Fried Chicken che, grazie a un’imponente campagna di marketing negli anni ’70 (lo slogan recitava Kurisumasu ni wa kentakkii, Kentucky per Natale) si è imposto come principale cibo consumato il 25 dicembre.

 

Egitto o Etiopia

In Egitto i cristiani propendono per la cena della Vigilia, ma osservando il calendario copto festeggiano il 6 gennaio. Spesso il piatto principale per la sera del ventiquattro è la fata, uno stufato di agnello con aglio servito con riso e pane. Anche in Etiopia il Natale è festeggiato a gennaio (il sette per l’esattezza). In questo giorno le famiglie si riuniscono, e dopo la messa tradizionale, si pranza a base di Doro Wat, un pollo stufato con le spezie solitamente viene accompagnato con una focaccia di farina di teff.

 

Messico e Brasile

Il Natale arriva anche in Messico o in Brasile, anche se trattasi di nazioni dalla scarsa vocazione e atmosfera natalizia (come tutti i Paesi caldi). In Messico nel novero degli usi natalizi rientra soprattutto il Ponche. I suoi principali ingredienti sono tejecotes, guava, cannella e baccelli di tamarindo. Viene solitamente servito agli ospiti che passano per fare gli auguri natalizi, insieme ai classici spuntini salati. Ne esiste anche una versione alcolica, con un’aggiunta di tequila. L’atmosfera carioca invece si avvale della farina di manioca per cucinare la celebre Farofa brasiliana, i cui ingredienti secondari possono variare notevolmente. C’è chi aggiunge la pancetta, chi le uova e la cipolla, e chi ne fa delle versioni dolci con uva passa e frutta secca.

 

Italia

Tortellini in brodo, abbacchio, cappon magro (antico piatto tradizionale ligure a base di pesce e verdure), capitone, cappone. E poi malloreddus o agnolotti, brodo di cardone o minestra maritata, puntarelle (germogli della cicoria) e pittule (frittelle di pasta lievitata, arricchite di pomodoro, capperi, olive o ricotta, salame, baccalà e lampascioni). I piatti della nostra penisola legati alla tradizione natalizia sono tanti e fortemente simbolici. In generale si può dire che se il pesce è il principe del cenone, il brodo, soprattutto di gallina, regna sovrano in molti pranzi di Natale. Il denominatore comune sono la frutta secca e il panettone, ma all’Italia, e non solo per orgoglio italico, andrebbe dedicato ben altro che un paragrafo.