August 1st
Montalcino e dintorni: quando si dice gourmand

Ristoranti nelle tenute o negli antichi castelli, cene, pranzi o degustazioni tra i filari d’uva. Tutto ciò guardando la campagna della Val d’Orcia e i suoi cipressi alti e schietti, l’erba che ondeggia, i boschi, la pace. Viaggio nei segreti della Val d’Orcia e dintorni, famosa per il Brunello e anche per essere il Paradiso. Il posto ideale per i soci del Club Diners e per tutti coloro che amano il bello e il buono.

 

La storia d’amore tra la Val d’Orcia e il mondo gourmand è ormai consolidata. Questa è la Terra per antonomasia del turismo enogastronomico d’élite. E del resto cosa c’è di più bello che perdere lo sguardo tra i vigneti e i cipressi? Magari con un calice di ottimo vino in mano. In un’armonia totale tra anima e corpo. Non a caso per il regista Ridley Scott: “La Val d’Orcia è semplicemente la traduzione terrena del paradiso”. Il paesaggio toglie il fiato, per bellezza, spiritualità, magia. E rende tutto quasi lirico. I vigneti toscani, i cipressi “alti e schietti” (come li definiva Carducci), il profumo dell’uva, la vendemmia, i pici, il Brunello, i salumi di Cinta senese: siamo in Val d’Orcia, ampia valle situata nella provincia di Siena e in parte in quella di Grosseto, a nord ed est del monte Amiata. Attraversata dal fiume Orcia che le dà il nome, è punteggiata da paesaggi mozzafiato e da svariati borghi medioevali, tra cui Pienza e Montalcino.

 

shutterstock_353182190Val d’Orcia e Brunello

Annidati nelle pieghe della campagna toscana troviamo vere e proprie perle del turismo enogastronomico tra calici di vino, delizie gourmand e formaggi pregiati come il pecorino di Pienza, stagionato in barrique di legno di rovere per almeno 90 giorni.  Le onde d’erba alternate a boschi millenari sono il set ideale per raccontare la grande bellezza e bontà di questa Terra famosa in tutto il mondo per le pregiate qualità di uve di Sangiovese Grosso che vi vengono coltivate. Questa è la patria del Brunello da quando nel 1865, grazie all’intuizione di Clemente Santi, farmacista di Montalcino con il pallino per la viticoltura, nacque il Brunello di Montalcino, il rosso italiano più famoso al mondo, che si sposa con la cucina più raffinata. La ristorazione in azienda è una tendenza ormai affermata nel mondo del vino e a Montalcino e dintorni sono tante (tutte) le cantine gourmet che offrono agli enoturisti l’experience, dopo una visita, di immergersi completamente nelle tradizioni enologiche e culinarie locali.

 

 

Tutte le soluzioni

Ci sono i ristoranti gourmand nelle affascinanti tenute o nelle sale di antichi castelli attorniati dai vigneti, ci sono i ristoranti storici del territorio, ma anche le osterie con tanto di orto, mentre molte sono le aziende che offrono light lunch e cene in cantina o tra i filari, o anche solo i classici assaggi di prodotti tipici che accompagnano visite e degustazioni. E infine c’è chi offre il fai-da-te: una location unica, una bottiglia del vino auto-prodotto, una tavolata tra i vigneti, la possibilità di acquistare prodotti locali. Cosa si può volere di più dalla vita?

 

 

Qualche nome (e cognome)

Tanto per fare qualche nome è quasi d’obbligo una tappa al Castello Banfi, che ospita sia La Taverna sia La Sala dei Grappoli, dove il Brunello, il Rosso di Montalcino e le altre etichette della griffe si accompagnano alla cucina locale e raffinata, scandita da piatti come l’uovo croccante di gallina livornese con piselli e spuma di pecorino toscano o cappelletti di mozzarella di bufala maremmana e cime di rapa. Anche il Castello di Velona ha il suo ristorante gourmet, il Settimo Senso, dove i vini della cantina e i piatti si assaggiano ammirando la Val d’Orcia e lo chef propone un viaggio sensoriale attraverso una cucina raffinata, ma ispirata alla tradizione culinaria Toscana, rievocando con maestria e creatività gli antichi sapori di questa terra. Stessa vista al Ristorante Campo del Drago, presso il wine resort di Castiglion del Bosco, che prende il nome dal cru di Brunello prodotto dalla cantina. È all’insegna della più tipica tradizione locale la Taverna dei Barbi della Fattoria dei Barbi, che ha mezzo secolo di storia alle spalle, di cui è testimone il grande camino. Altro storico ristorante del territorio è il Ristorante di Poggio Antico, dove la vista spazia dai vigneti di Brunello verso il Monte Amiata e il menu è scandito dalle stagioni, oscillando dai tortelli ripieni di pecorino di Pienza su crema di piselli e maialino con purea di melanzane al riso carnaroli allo zafferano di San Gimignano e polvere di prosciutto crudo della Val d’Orcia e quaglia tonnata con riduzione di aceto balsamico, concludendo in bellezza con il raviolo d’ananas con salsa d’anice stellato. Doveroso citare La Crocina della cantina Piombaia, sulla via per l’antica Abbazia di Sant’Antimo (luogo meraviglioso e spirituale), dove vini e ingredienti sono prodotti in azienda e i piatti forti sono il risotto al Brunello, il cinghiale alla dolceforte o i “pinci” cacio e pepe bianco. Il Podere Il Galampio invece, antico casale restaurato dal suo proprietario/architetto, offre un soggiorno in una location suggestiva e la possibilità di gustare norcineria, cacciagione, olio di oliva dei luoghi annaffiati dal vino della griffe (compreso un Galampio bianco degli Aleramici che si distingue), all’aperto, nei grossi tavoli in quercia sotto le fronde degli alberi, cucinando voi stessi su uno dei tre barbecue o nel vecchio forno a legna del podere. E poi c’è anche chi ha aperto un locale a Montalcino city, con meno vista e più movida, con il nome della cantina, dalla Vineria Le Potazzine al Wine Bar Drogheria Franci, da Les Barriques della cantina Musico a L’Osteria d’altri Tempi di Padelletti.

 

 

shutterstock_491306503L’istinto di Cincinnato

Lucio Quinzio Cincinnato fu un politico romano che si ritirò dalla vita pubblica per vivere una vita austera e sobria in campagna. Due volte dittatore discendente dalla gens Quinctia, già politico e console, ritrovandosi in pesanti ristrettezze per salvare il figlio dovette infatti occuparsi dei beni famigliari, coltivando un podere oltre Tevere: “Cincinnato, con l’aiuto della moglie Racilia… passava la giornata ad arare, a seminare, a raccogliere …”. Oggi è pieno di celebrity, star o ex manager che ricalcano le orme del console romano. C’è Sting che con sua moglie Trudy Styler vive da una decina d’anni nella tenuta Il Palagio, mentre proprio in Val d’Orcia l’ex discografico John Voigtmann con la moglie Ondine ha trasformato una fattoria in una casa-albergo molto chic. Sempre in zona Louis Camilleri, Ceo del colosso del tabacco Philip Morris, produce felicemente Brunello, seguendo l’esempio di Richard Parson, ex Ad di Time Warner. Tutti un po’ Cincinnato, in versione molto moderna e per nulla austera. Produrre vino e fare il contadino è very cool. Ma questo ormai lo si era capito.