November 14th
Mangiare all’aperto: anche in autunno si può

A voi Soci di Diners Club una rassegna di posticini dove degustare un menù prelibato all’aperto, anche a novembre. Coperte norvegesi, stufe a fungo, un sole caldo e siepi che riparano. Microclimi friendly che regalano ai vostri palati il lusso del cibo en plein air in armonia con la natura, la storia e la temperatura. Anche se il calendario ci dice che è autunno inoltrato. Cibo buono, raffinato e rigorosamente sotto il sole tiepido (o addirittura sotto le stelle). Sarà che nel Bel Paese non sono pochi i luoghi dove anche nella stagione autunnale si può avere l’ardire di un pasto all’aria aperta, sarà che esistono dehors e cortili interni insospettabili e riparati, sarà che ci sono le coperte e le stufe. Insomma anche a novembre l’Italia è piena di ristorantini deliziosi dove si può mangiare fuori. Eccone una rassegna.

 

 

 

Belli gli interni eleganti e cool, le travi a soffitto, i pavimenti in legno e le luci soffuse. Ma l’aria aperta è un’altra cosa, soprattutto se si ha la fortuna di vivere in Paesi che della bellezza fanno una caratteristica intrinseca. E poi ci sono i colori autunnali, le sfumature di rosso e di giallo, o le bellezze architettoniche, quella sensazione di far parte di un tutto, di un angolo di natura o di storia. Per questo di ristoranti che offrono uno spazio en plein air è sempre più ricco il panorama gastronomico.

Basta vedere Londra, che continua a far tendenza. Avete presente le bolle a forma di igloo trasparenti che si affacciano sul Tamigi dalla terrazza del ristorante Coppa Club? Piccole verande sferiche all’interno delle quali si può cenare, ammirando una vista mozzafiato su Tower Bridge. All’interno di ciascuna bolla-igloo si trovano sedie, poltroncine e divanetti, dotati di cuscini, coperte e copri-sedia in pelliccia (finta) per i più freddolosi. Ecco quello è il trend. Mangiare riparati, con tutti i comfort, ma al tempo stesso poter guardare, ammirare e magari sentire anche una leggera brezza sul viso. Impagabile. Soprattutto perché tutto questo è possibile anche alla vigilia della stagione invernale.

 

 

 

Le terrazze della Grande Bellezza

A conferma di questa tendenza a Roma al di sopra della chiesa di Sant’Agnese in Agone è comparso un gazebo bianco con tanto di stufe a fungo. La terrazza sulla piazza è un luogo che offre una vista splendida ed è qui che da qualche anno un ristorante esclusivo dispone i suoi tavoli all’aperto.

L’iniziativa fa e ha fatto discutere, ma intanto Terrazza Borromini si staglia al quinto e sesto piano, confinando con la sacrestia della chiesa di Sant’Agnese in Agone e regala al visitatore una delle viste più belle della città eterna, condita da una cucina mediterranea che si incontra con la tradizione romana.

 

 

 

 

La grande bellezza non finisce qui e la città capitolina pullula di proposte culinarie da godersi anche all’aperto, senza limiti stagionali. Un esempio emblematico è il cortile-giardino di Pianostrada – Laboratorio di cucina, dove Chiara e Paola con le figlie Flaminia e Alice offrono i loro famosi “non solo fritti”, insalate, panini gourmet e ottimo pane fatto in casa.

Senza trascurare lo scenografico carciofo alla giudìa, la leggerissima tempura di baccalà e le focacce ai fichi e ai pomodorini secchi che si possono gustare in quella che è già stata definita la più bella terrazza della Capitale, rigorosamente a Trastevere. Tra i tantissimi giardini di grande bellezza della capitale, decisamente mite come clima, merita una menzione anche Madre, che offre un “giardino rigoglioso, una dimora luminosa, calda, accogliente, che come una madre ci accompagna in ogni momento della giornata, dalla colazione fino a tarda notte”.

Un bello spazio all’aperto, godibilissimo in tutte le stagioni, con qualche punta volutamente kitch. Pizza gourmet e ceviche, margherita con bufala e la Roja, con gamberi rossi e bufala affumicata, sono alcune delle proposte culinarie dello chef stellato Riccardo Di Giacinto. Ma Roma è Roma e non stupisce il fatto che sia generosa di spazi all’aperto dove poter gustare specialità della tradizione, coccolati e baciati dal sole autunnale (e magari riscaldati da un fungo).

 

 

 

Milano l’austrungarica piena di dehors

Più clamorosa invece è Milano, con la sua aria austroungarica, notoriamente avvolta nella nebbia, notoriamente più grigia e laboriosa e altrettanto notoriamente più fredda (in tutti i sensi). Che pur riserva angoli gastronomici imperdibili e assolutamente en plein air. Grazie ai dehors. strutture esterne che si trovano nelle piazze, lungo i portici, nelle aree pedonali, in centro o in periferia, e che spesso corredano ristorantini o bistrot.

Una sorta di gazebo, più o meno riparati, dotati di stufe a irraggiamento e poltroncine. Nascono come rifugio temporaneo per gli avventori della stagione autunnale, ma nel caso di molti ristoranti diventano complementi d’arredo e generosi donatori di aria aperta anche nella Milano autunnale. Ombrelloni, pedane, fioriere, stufe, coperte o scialli, basta dotarsi dell’equipaggiamento e sappiate che anche qui si può mangiare fuori anche a novembre.

Per prima va citata Cantina piemontese, con i suoi interni accoglienti dall’atmosfera anni ‘30 e la cucina rigorosamente tradizionale, adiacente alla storica sede dell’Università degli Studi di Milano e famosa (anche) per il suo delizioso dehor fiorito, con i tavoli in ferro battuto e l’antico affresco sulla parete dell’edificio, esempio perfetto della Milano en plein air ed emblema di come la storia di un ristorante si intrecci con quella della città. Il menù riserva tartare di Fassona tagliata esclusivamente al coltello, brasato, bagnacauda, vongole dello Ionio e, giusto in questa stagione, funghi freschissimi e tartufi bianchi d’Alba.

 

Nel novero dei locali ottimi e all’aperto c’è anche Ratanà, in una storica palazzina liberty, all’interno di un quartiere (Isola) divenuto vessillo della modernità, con un curato dehors e un menù (firmato da Cesare Battisti) che rivisita la tradizione lombarda. Proprio come l’Osteria del Binari, locale storico in uno dei quartieri più in fermento della città che vanta un bellissimo (e molto nascosto) cortile interno. Last but not least c’è Cascina Cuccagna, punto di riferimento per gli appassionati di prodotti biologici e progetto a tutto tondo che coinvolge “cultura, verde e aggregazione in un nuovo spazio pubblico” e prevede l’uso pubblico dei preziosi e grandi spazi della settecentesca omonima cascina urbana.

Cascina Cuccagna è qualcosa di più di un ristorante con spazio all’aperto: con i suoi 1500 mq di giardino, “è la cascina più interna al tessuto urbano, poco distante da Porta Romana” dove lo chef Nicola Cavallaro reinterpreta le ricette della tradizione italiana esaltando la genuinità e la bontà delle materie prime di stagione provenienti direttamente da aziende agricole italiane, seguendo la filosofia del chilometro zero (e vero).

 

 

 

Firenze vedendo l’Arno sotto le stelle

A Firenze, invece, tanto per citare un’altra città definita museo a cielo aperto, stare fuori è una condizione di beatitudine interiore (e mangiare non ne parliamo). Qui uno degli spazi esterni più ambiti della città, tra un piatto di tortellini e un hot dog di chianina, lo vanta Gucci Osteria, con il suo menù cosmopolita firmato niente meno che da Massimo Bottura e la splendida location affacciata su piazza della Signoria. Altro must da citare è La Leggenda dei Frati, circondato dal lussureggiante giardino terrazzato di Villa Bardini che digrada dalla Fortezza medicea di costa San Giorgio verso l’Arno.

Si cena sotto le stelle, tra piante di agrumi, ulivi e lanterne. Acciughe impanate e tartare di gamberi, insalata di patate, aria al prezzemolo, uovo fritto, asparagi cotti e crudi, pecorino e caramelle di baccalà, zucca gialla, cipolla bruciata, risotto con crema di topinambur, midollo e limone verde, quaglietta ripiena di lardo e cipollotti, broccoli e mais, pera, vaniglia, mandorle: così tanto per citare alcune delle chicche dei super chef stellati Filippo Saporito e Ombretta Giovannini.

 

 

 

Genova la superba, tramontana e profumo di mare

Concludiamo con la Liguria, in particolare Genova e riviera, il cui clima è una leggenda che sfida le recenti calamità. L’aria tersa quando la tramontana smette di soffiare regala un microclima introvabile altrove. Sono tantissimi qui i ristorantini, i bistrot e le trattorie dove poter mangiare all’aperto anche d’inverno. Ne scegliamo uno nella riviera di levante e uno nel centro storico, giusto per proporre due esempi iconici.

Il primo è a Pieve Ligure, piccolo borgo incastonato tra scogliere e pini marittimi spesso lontano dal clamore turistico, dove lungo la via Aurelia sorge un locale semplice e familiare con un bel terrazzo per il servizio estivo (o autunnale) dal nome Lo Scalo. Lo chef è il messinese Andrea Farsaci, vero cultore della materia prima, che annaffia di Sicilia ogni piatto, giusto a proposito della menzione di Lucas Peterson del New York Times che definisce la cucina siciliana migliore al mondo.

Farsaci rimescola la sua Sicilia con la tradizione ligure e punta molto sul pesce. Tagliere con pesto trapanese, pasta alla Norma, bottarga di Favignana, doppia impanatura di tonno ripiena di pistacchi di Bronte e, dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo), cannoli siciliani: il tutto gustato in un luogo dove, nelle giornata fortunate, sembra che l’estate non abbia mai girato l’angolo. Senza contare le pizze del pluripremiato Matteo Moretti, ottime per impasto e fantasia di guarnizioni. E se è una giornata di sole (ma anche se non lo è) ricordatevi gli arancini, street food gourmet di cui Andrea Farsaci è un vero artista.

 

Mentre se ci avventuriamo nel centro storico e dintorni citiamo la Trattoria dell’Acciughetta, i cui tavolini di Piazza Sant’Elena sono spesso pieni di turisti o autoctoni che anche nei mesi più invernali degustano, per nulla infreddoliti, rombo fumée, lomo di baccalà, polpo fritto con salsa di arance piccante, aringhe affumicate con yogurt della Val D’Aveto, cappon magro con salsa verde in spuma e cialda di riso alla barbabietola o ancora ceviche di ombrina marinata nel lime.

Siamo in quel di via Prè e in cucina c’è Simone Vesuviano, giovanissimo chef attento alla stagionalità del pesce e alle primizie di terra, che professa in una zona ricca di storia e di vissuto dove, non di rado, si può pranzare baciati dal sole di Genova, in un mood melting pot, giovane con il lusso di non curarsi (più di tanto) delle stagioni.

 

Photo credits:  Madre- Andrea Di Lorenzo // Pianostrada – Laboratorio di cucina