June 6th
Lo chef? Viene a domicilio (e a volte si improvvisa)

Un cuoco che viene a casa tua, per coccolarti e deliziarti. Non è cosa da tutti né per tutti. In esclusiva per i palati raffinati dei soci Diners un articolo di servizio su un fenomeno in piena esplosione, quello degli chef a domicilio. Dedicato a chi ha una bella casa da vivere e da mostrare, a chi ama mangiar bene, senza rinunciare alla socialità o alla dimensione privata e a chi ama cavalcare le tendenze.

 

Un’entrée a base di pesce, tartare di salmone con bacche di pepe rosa, un rotolino di peperone verde farcito di crema di branzino e fettine arrotolate di carote e cipollotti marinate. Oppure semplicemente un piatto di cucina regionale o ancora il pesce, che alla fine sono in pochi a conoscere veramente e ancor meno a sapere come si pulisce e si cucina. La sensazione è in parte quella di una gradevole cena al ristorante, serviti e riveriti, con il lusso di cenare con i tempi giusti e di socializzare con i commensali (cosa difficile per il/la padrona/e di casa). Ma il valore aggiunto è quello di essere a casa propria, in totale relax e con la privacy che solo la propria dimora può regalare. Questo e altro ancora è il fenomeno degli chef a domicilio, che sta crescendo in maniera vertiginosa, ma è per sua natura difficile da misurare e che si incastra con altri due fenomeni, diversi ma affini, il food delivery e il social eating.

Food delivery e home restaurant
Il food delivery è un business che a livello globale sfiora i 100 miliardi di euro all’anno e sono molte le app – come UberEATS, Deliveroo, Foodora e Just Eat – con cui ordinare i piatti preferiti. Da un po’ di tempo poi il fenomeno si è rafforzato, arrivando a toccare anche il cibo d’alto livello e diventando, come si suol dire, gourmet. Mentre le piattaforme come Gnammo, dove gli appassionati di food si raccolgono in community e organizzano a casa propria serate-evento dedicate ai gourmet, fanno parte del cosiddetto social eating. Ma nel caso dello chef a domicilio c’è qualche ingrediente in più e soprattutto c’è lo specchio di una società in divenire.

Una casa fieri di presentare
Metti una casa privata, magari una villa prestigiosa o anche solo una graziosa casa che i padroni di casa vogliono orgogliosamente mostrare. Metti una cena di lavoro o una ricorrenza importante da festeggiare. Metti che nessuno ha voglia di cucinare o forse nemmeno sa farlo più di tanto. Nasce così l’idea dello chef a domicilio, fenomeno con connotazioni del tutto particolari.

shutterstock_501335584

La valenza sociale di una cena
Il cuoco viene a casa tua, ti fa la spesa e poi imbastisce una cena degna di un ristorante stellato o anche solo una cena carina, punto e basta, regalandoti però il gusto del convivio senza le continue distrazioni per controllare la cottura delle pietanze. L’aspetto interessante di questo trend è che è trasversale ed estremamente eclettico: si va dallo chef professionale con proposta culinaria personale (e spesso grande valigia degli attrezzi professionali sempre pronta per recarsi quasi ovunque) alle evoluzioni moderne dei catering, che mettono a disposizione uno o più chef per banchetti privati. Ma poi c’è anche una zona grigia ed estremamente versatile, fatta di impiegati di banca, avvocati, segretarie, insegnanti, madri ( o padri) di famiglia che nei momenti liberi si improvvisano chef a domicilio.

shutterstock_342814022_V2

 

La Rete
Alleata inossidabile dello chef a domicilio è ovviamente la Rete. Si va da tutti quelli che si auto-promuovono con un sito privato agli aggregatori (in realtà per il momento solo uno) o motori di ricerca che dir si voglia. Fabiana Todaro e Daniele Ferraretto hanno base a Padova e si promuovono sul sito cuochiadomicilio.veneto.it. Federica Barbi si pubblicizza sul sito chefdate.it ed è una veronese che ha scelto questa professione per conciliare lavoro e famiglia. Luca Colucci chiede 25 euro a coperto ed è fresco di laurea in relazioni pubbliche e gestione d’impresa, ma con un’esperienza di cucina a Londra. Mirko Soncin è figlio d’arte e vanta una nonna che era cuoca personale. Francesco de Francesco, chef professionista che cucina in tutto il mondo e che su frachef.it spiega di aver cucinato persino in Tanzania.

chef_decorazione

 

Non solo passaparola
In generale funziona molto il passaparola, ma circa tre anni fa è nato il primo (e nel suo genere ancora unico in Italia) motore di ricerca dedicato solo agli chef a domicilio. Si chiama Chefbooking.com ed è stato ideato da Maurizio Possegga , Valentina Esposito e Massimo Colombo, che racconta la genesi di questa idea imprenditoriale. Come era prevedibile, tutto è nato da una cena tra amici, dove nessuno aveva voglia di cucinare. Oggi nella piattaforma basta inserire le date dell’evento, scegliere il tipo di cucina desiderato (Finger Food, Classica, Esclusiva) e controllare i risultati. Bisogna poi scrutinare ogni chef e sceglierlo in base al profilo, al feedback dei clienti precedenti e ovviamente al prezzo (si va dai 20 ai 100 euro mediamente). Attualmente sono circa 500 gli iscritti al sito, ma quelli operativi sono una cinquantina, divisi in quantità più o meno equa tra professionisti e amatori.

Il fascino del dilettante
L’aspetto interessante, come racconta Colombo, è che inizialmente Chefbooking  puntava sui professionisti, ma poi i fondatori si sono resi conto che tante volte le sorprese migliori arrivano proprio da chi non ha un background tradizionale e professionale alle spalle, ma è semplicemente un appassionato che cucina per diletto. I fiori all’occhiello sono ovviamente quelli con le migliori recensioni. Alberto De Maio, Cristian PinnaElisa Scala, Paolo Antonio Cancedda e le due signore (Giovanna e Donatella) che si nascondono sotto il marchio Comeunavolta. Il genere che spacca di più? “Il pesce, senza dubbio – risponde senza esitazioni Massimo Colombo, ma anche la cucina legata al territorio va molto”. E poi è sushi-mania anche a domicilio, come dimostrano le quotazioni di Nori Muramatsu, specializzata in only-sushi che nel suo profilo dichiara: “Cucinare è un modo di amare, sarei felice di rendervi felici a tavola”.