March 12th
La nuova cucina indiana tra tradizione e innovazione

Tra le cucine etniche di maggior suggestione c’è quella indiana. La molteplicità delle spezie,  dei colori  e  dei sapori conquista al primo boccone anche i palati meno evoluti e fa gioire delle sue mille sfumature i gourmand più raffinati come sono i soci del Club Diners. 

Tanti sono gli chef che dall’India si sono trasferiti in Europa, contribuendo a portare piatti moderni dell’accento indiano. Nel cuore di un’ampia mappa gastronomica del Paese la cottura tradizionale si combina oggi con quella iper-moderna producendo sapori dagli effetti senza rivali e creando piatti assolutamente da provare.cucina-indiana

Basti citare i classici samosa, un antipasto sfizioso a base di farina ripieno patate, cipolle, lenticchie, formaggio, gli svariati piatti di manzo o pollo, fin al tradizionale ma imperdibile pollo tandoori marinato in yogurt, succo di limone, zenzero, peperoncino, curry, aglio tritato, chili rosso, curcuma e passato in forno.

 

 

A Torino Karmacola, sulle rive della Dora, a due passi dal centro, si attesta tra i migliori ristoranti che, in una curatissima ambientazione design, propone piatti della tradizione e contaminazioni d’autore.

Influenze internazionali invece per il nuovo Cittamani, il primo locale nato a Milano della celebre chef  Ritu Dalmia, la diva della ristorazione indiana, che in patria ha messo su un impero con il gruppo Diva Restaurants  (sette locali diversi tra loro)

cucina-indianaQui, il menu dalle influenze cosmopolite della resident chef  Shivanjali Shankar,  tra gli altri offre un interessante biryani avvolto nella pasta sfoglia con ciliegini, prugne e pesche, i poori ripieni con piselli, burrata e chutney di pomodoro e le costolette tandoori di agnello e purea di patate.

 

 

Jaipur, in zona Trastevere, nel cuore di Roma, è un ristorante che presenta la cucina dell’India nord occidentale con specialità cotte nel forno tandoori. Si va da piatti cucina-indianavegetariani a quelli a base di carne come illamb tikka, agnello marinato in spezie e yogurt, il tandoori aloo (saporite e piccanti patate) o la baighan bartha, che gli meritano la fama di punto di riferimento della capitale per gli appassionati di cibi speziati.

 

 

Dall’altra parte della Manica, arrivando fino a Londra, ispirato ai Dabbawalas (trasportatori locali che dal 1885 riforniscono ogni giorno gli impiegati del pranzo), c’è il Bombay Bustle di Fabled Studio che, attraverso la sua cucina, le tradizioni e l’architettura d’oriente porta nella City l’India che mancava. Da provare il Mirch Pyaz Ki Bhajia con peperoni e cipolla rossa fritti o il Masala Akuri, con uova speziatissime e altrettanto piccanti.cucina-indiana

 

 

Oltreoceano, invece, c’è un locale che più che un ristorante è proprio un’istituzione culinaria. Al Tamarind Tibeca di New York, gli antipasti sono ambiziosi, il tikka masala di pollo potrebbe conquistare al primo assaggio anche i foodie più esigenti in fatto di cucina etnica. Il sapido biriyani di carne di capra, con ceci cotti in umido e polvere di melograno, zenzero e pomodori supera l’ottimo saag paneer, definito “memorabile” anche dal New York Times.