June 14th
I sei frutti esotici più strani che possiate immaginare (e mangiare)

È quando si parla di frutta esotica che la natura compie un vero e proprio “miracolo”: ecco una lista dei frutti più strani del mondo per soddisfare la curiosità da globetrotter degli esclusivi Soci di Diners Club

 

Mango, papaya, kiwi o avocado: sono queste le varietà di frutta esotica più conosciute in Europa e in Italia, ma non certo le uniche, anzi. Arrivano dall’Asia, dall’America Latina e dall’Africa, in un caleidoscopio di colori e con forme che assomigliano più a installazioni di design che a opere della natura: i frutti esotici che state per scoprire sono a dir poco sorprendenti, in grado di stupire sia per via del loro aspetto, che per via del loro sapori (e a volte odori!) del tutto inaspettati.

E se nei nostri supermercati sono – purtroppo – difficilmente reperibili, ciò non significa che non possano costituire una gustosa fonte d’ispirazione per un bel viaggio in un Paese lontano.

 

 

Durian

Italianizzato in durione, è il frutto degli alberi del genere Durio, appartenente alla famiglia delle Malvaceae: il suo nome deriva dal malese, precisamente dal termine duri (spina) + il suffisso nominale an, letteralmente «frutto spinoso». La sua zona d’origine è il Sudest Asiatico, dove è così apprezzato da essersi guadagnato l’appellativo di «re dei frutti» per il delizioso sapore della polpa, che viene consumata al naturale, o aggiunta al gelato o allo yogurt. L’unico lato negativo è costituito dall’odore, talmente pungente, invadente e nauseabondo (anche quando il frutto è chiuso) che a Singapore, in Malesia e in Thailandia le autorità ne hanno vietato il trasporto sui mezzi pubblici.

 

Averrhoa Carambola

L’albero della Carambola è originario dello Sri Lanka e dell’India, ma viene coltivato anche in Brasile, Ghana e Colombia: la sua particolare forma fa sì che, una volta tagliato a spicchi, questo frutto assuma le connotazioni di una stella a cinque punte, e per tale motivo è spesso utilizzato come guarnizione per i dolci. Quando è maturo, assume un colore intenso e giallo; consumato più acerbo, ancora verde, è perfetto per essere spremuto sui piatti come un limone.

 

Jabuticaba

Questo particolarissimo frutto che nasce direttamente sul tronco della pianta è originario del sud del Brasile, ha un sapore simile a quello dell’uva e viene consumato sia crudo, che cotto o spremuto per marmellate e succhi. Dalla jabuticaba sono state isolate varie sostanze, potenti antiossidanti e antinfiammatori: la sua buccia essiccata è risultata assai efficace nella cura di tonsilliti, asma e diarrea, mentre è stato confermato che la Jaboticabin è uno dei composti dalle più alte proprietà antiossidanti presenti in natura.

 

Monster Fruit

La Monstera deliciosa è una pianta della famiglia delle Araceae, proveniente dalle foreste tropicali del Guatemala e molto diffusa nella zona compresa tra il Messico e il Canale di Panama: il suo utilizzo più comune è ornamentale, soprattutto in hotel, ristoranti, uffici e appartamenti. I frutti sono lunghi e stretti (quasi come delle pannocchie), hanno un tipico odore pungente e sono ricoperti di squame esagonali: per assaporarli occorre privarli di tutte le scaglie, dopodiché è possibile mangiarne la polpa. Il sapore è molto simile a quello dell’ananas.

 

Kiwano

Il Kiwano, è una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae originaria dell’Africa Orientale: i suoi frutti, quando maturi, sono di colore giallo-arancione, ricoperti da una buccia con spine dure, che li rende perfetti elementi decorativi. La polpa è fatta di semini ricoperti da uno strato gelatinoso di colore verde, e il suo sapore molto dolce fa sì che venga ampiamente utilizzata nella preparazione di squisiti dolci.

 

 

 

Quandong

Il quandong è un frutto antichissimo, che per migliaia di anni è stato una delle principali risorse alimentari delle popolazioni aborigene australiane. Viene anche chiamato «pesca del deserto», perché cresce esclusivamente nelle zone aride e semi-aride dell’Outback, ma con la pesca condivide solo il nome e la forma, dato che il sapore assomiglia a quello del rabarbaro. Gli aborigeni lo utilizzavano sia per scopi medicinali, essendo assai ricco di vitamina C (il doppio rispetto a un’arancia), che pratici, dato che i suoi semi sono altamente infiammabili grazie agli oli contenuti, e venivano addirittura usati come carburante dagli artigiani locali.