July 19th
Fornelle e Cesarine, ovvero l’amore per la tradizione culinaria italiana

I Soci di Diners Club, attenti alla “foodphilosophy”, lo sanno: non è una questione solo di mode, picchi gourmet e gastro-lussi. C’è molto, molto di più. Entrano in gioco tradizione, simboli, convivialità. È soprattutto una questione di amore. Ecco chi al cibo dà un valore vero.

 

L’ultima frontiera della cucina home sono le homecooking, ovvero le cuoche casalinghe altrimenti dette Cesarine, che ora raccolgono un milione di euro e lanciano una campagna internazionale. Ma prima delle Cesarine, già esistevano le Fornelle, che incarnano il significato profondo del cucinare e mangiare insieme. E chi sa dove e chi porterà questa tendenza che premia fede e passione per il cibo vero, fatto con sapienza, rispetto, amore. Il tutto, peraltro, con possibili riscontri economici più che positivi: il settore “food+experience” vale oggi 2 miliardi di euro nel nostro Paese, con un potenziale di crescita di oltre il 40%.

 

Cesarine, buoni cibi per buoni pensieri

Le Cesarine, dunque, dunque, non sono affatto tramontate. Anzi, sono più vive che mai, e fanno resuscitare i morti con la loro cucina gourmet. Il network di casalinghe/cuoche di professione, che pochi anni fa era sulla bocca di tutti – ma non per tutti! – per questo loro business innovativo nella neonata era del social eating, ora approfittano del governativamente dichiarato “Anno della cucina italiana nel mondo” e si rilanciano: da poco si è concluso un round di finanziamento seed da 1 milione di euro.

 

A sostenere la società, un gruppo di manager e imprenditori italiani tra cui Daniele Ferrero, Emmanuel Osti, Marco Airoldi, Duccio Duranti, Niccolò Branca, Roberto Nicastro, Roberto Marsella e Marco Lucchini. L’associazione inoltre ha appena chiuso un round di candidature per far entrare nuovi soci (ma si spera fra qualche tempo se ne aprirà un altro!).

Oggi le 500 “padrone di casa” – ma ci sono anche “i Cesarini” uomini! – che accolgono i clienti dentro le proprie mura domestiche con il sapere della propria cucina regionale tradizionale, costituiscono la principale piattaforma di cucina casalinga italiana. Dislocate in 90 località su tutto il territorio nazionale, da quando hanno aperto i battenti nel 2004 hanno accolto oltre 5000 turisti, di cui almeno l’80% stranieri, con la mission di salvaguardare i piatti dimenticati e maltrattati, e trasmettere l’autentica cucina territoriale.

Le Cesarine propongono home restaurant, corsi di cucina, show cooking e organizzazione di eventi a domicilio. Ogni evento è accompagnato da una brochure in italiano e in inglese.

 

Fornelle, il significato profondo di cibo e convivialità

E adesso dedichiamoci alle meno note Fornelle, donne che nel lontano 1977 fondarono a Piacenza il Club del Fornello, associazione tutta al femminile per statuto, per dar risalto al ruolo della donna ai fornelli. Non solo: l’associazione è senza scopro di lucro. Oggi attiva in 42 sedi in Italia, da allora valorizza la convivialità, la tradizione e la cultura del cibo grazie all’ospitalità delle socie-chef non professioniste.

Delle vere pioniere.  “È l’unico club di cucina in cui si cucina!”  – spiega Marzia Morganti, delegata storica (è nel Club da 30 anni, a Prato). E ha ragione, poiché in effetti l’attività principale dei gastroclub nostrani più conosciuti è quella di portare i soci a mangiare nei ristoranti. “Per noi e per i nostri ospiti, questo fa la differenza. È un vantaggio e un limite: a Prato per esempio siamo 19 socie, e con gli ospiti si arriva magari a 30 in un pranzo, non di più”.  I pasti (più pranzi, che cene) di solito sono a casa una delle socie, oppure in un ristorante con cui si è stipulata una convenzione, che nel giorno di chiusura dà l’uso cucina, o ancora affittando un locale (e chiedendo un piccolo contributo per il rimborso spese).

 

L’entrata nel Club è a chiamata e anche per partecipare alle singole attività ci vuole un invito delle socie (ben felici, peraltro, di accogliere gli interessati). “Non è un’attività rivolta pubblico, nasce come club di amiche che promuovono una crescita culturale all’interno dell’associazione” – continua Marzia. Per questo i vari Club organizzano visite per imparare (per esempio come si fanno i tovaglioli di tessuto piuttosto che i bicchieri di cristallo o come si coltivano i peperoncini). Oppure invitano ospiti: istituzionali, autori di libri che parlano di food ma anche di bon ton, specialisti (per esempio di cucina coi fiori) o esperti di pentole piuttosto che di prodotti tipici. “La cucina che è uno dei fondamenti della società civile. Cibo e convivialità sono strumenti di comunicazione usati per stabilire la pace e la guerra e trasferire messaggi simbolici: quanti accordi nella storia sono stati scritti intorno a un tavolo?” Marzia parla del cibo e dello stare a tavola insieme come di un tesoro. Che realmente è. E lo sappiamo bene noi italiani. Però purtroppo sempre più lo dimentichiamo, banalizziamo e diamo per scontato. “Se io sono stata con te in vacanza alle Maldive, quando ti inviterò a cena sicuramente ti farò trovare un piatto delle Maldive in tavola: è ricordare e cementare la nostra esperienza insieme.

 

La scelta del cibo trasferisce sentimenti ma anche messaggi importanti, di fede, politica… Compresa la tavola apparecchiata del Signore, dove il simbolo è la farina fatta dall’uomo.  Il significato simbolico va rivalutato. Il Club, nel suo piccolo, con queste basi, può dare un valore non superficiale alla socialità. Io se ti invito ti preparo senz’altro una frittata di patate: dentro c’è la storia della mia famiglia! La faceva la mia nonna con la mia mamma, mio nonno coltivava le patate… Ti offro un simbolo: non voglio essere blasfema – come il pane di Gesù – ma è importante per me”. Speriamo che ci inviti, la frittata di patate di Marzia sarebbe un dono! Così il cibo assume il vero valore: quello di nutrire non solo la pancia (e la mente) ma anche il cuore (e lo spirito).