October 24th
Come riconoscere un buon vino in poche semplici mosse

Non c’è bisogno di essere degli esperti sommelier per riconoscere la bontà di un vino, ma bastano pochi accorgimenti per non incappare in delusioni: ecco alcuni semplici trucchi, che gli esigenti soci del Club Diners possono utilizzare in qualsiasi situazione
Come capire se un vino è buono? Tutti, almeno una volta nella vita, si saranno posti questa domanda, desiderosi di sapere qualcosa di più della bevanda alcolica tanto amata e consumata in Italia. La buona notizia è che non è necessario essere per forza dei sommelier per riconoscere la validità di una bottiglia o di un’etichetta: bastano infatti pochi semplici accorgimenti per non sfigurare a cene, aperitivi o anche disquisendo con chi si dichiara esperto. In un percorso che coinvolge molti dei nostri sensi, ecco un piccolo vademecum che vi sarà d’aiuto in qualsiasi situazione e che contribuirà ad accrescere la
vostra cultura personale in materia di vino.

 

shutterstock_531887182
Esame olfattivo
Questo primo step avviene in due fasi: innanzitutto, avvicinate il bicchiere al naso senza agitare il vino, al fine di valutarne l’intensità dei profumi. Se quello che avete di fronte è un
vino dai dai profumi intensi, inizierete a sentire il suo aroma quando il bicchiere è ancora a una certa distanza; se dovete invece “tuffare” il naso oltre il bordo del bicchiere, siete
davanti a un vino dai profumi poco intensi. Non scambiate però la quantità per la qualità: una buona intensità è desiderabile, ma parecchi grandi vini si distinguono più per l’eleganza, che per la forza dei loro sentori. L’esame da fermo vi permetterà inoltre di
individuare alcuni difetti, come quello del tappo. La seconda fase prevede l’arieggiamento tramite rotazione, che sprigiona ciò che gli esperti chiamano “bouquet” del vino. Profumi semplici e vinosi definiscono un vino giovane, mentre da un vino maturo, dovrete esigere un bouquet complesso, che spazia attraverso varie categorie di profumi, dal floreale al fruttato, allo speziato e così via. Da un vino invecchiato, ci si aspetta anche una sensibile evoluzione nel bicchiere, ossia che la composizione dei profumi cambi se lo si lascia decantare per qualche minuto nel bicchiere.

 

shutterstock_528768940
Assaggio
Una volta completato il test olfattivo, dovrete passare ad analizzare le percezioni che il vino dà in bocca, solitamente più complesse, poiché coinvolgono più sensi. Di base non dovete avere sensazioni troppo discordanti, ma percepire una certa piacevolezza nella freschezza acida. Si tratta di un tipo di piacevolezza che potete paragonare al consumo di un succo fresco nel pieno della calura estiva: quella sensazione acida vi dà un senso di gradevolezza assai simile a quanto potreste ritrovare e rivivere bevendo un vino
dall’acidità misurata, che sarete in grado di avvertire naturalmente.

 

 

shutterstock_145599793
Sensazioni finali
Dopo che il vino è stato deglutito, vi restano da valutare due ultimi aspetti: la persistenza e il retrogusto, chiamato anche “finale di gusto”. La persistenza è data dal tempo in cui vi
rimangono in bocca le stesse sensazioni che sentivate quando c’era il vino: in questi casi, se un vino semplice potrà avere una persistenza limitata a due o tre secondi, da una grande bottiglia c’è invece da aspettarsi che la sua “impronta” si conservi anche per dieci o quindici secondi. Il retrogusto rappresenta poi la sensazione che persiste alla fine di tutto, una sorta di ritorno aromatico del vino per vi retro-nasale: può anche non essere presente,
ma – se c’è – dovrebbe, ovviamente, essere gradevole.