April 19th
I cocktail bar 3.0: i locali del futuro in cui la ricerca entra nel bicchiere

19Milano, Torino, Firenze e Roma. I templi del bere da provare almeno una volta nella vita

I cocktail bar in Italia vanno incontro alle tendenze futuristiche di una clientela sempre più esigente e raffinata, strizzando l’occhio a bevande alcoliche elaborate dalle ricette che miscelano spirit, vermut, liquori e amari. E come nei veri laboratori creativi in questi templi del bere si passa dai distillati fatti con erbe fresche e selvatiche alle sperimentazioni nell’universo dei bitter. I cocktail sono quindi d’autore realizzati da mixologist e bar tender di alto livello. Professionisti dell’accoglienza attivi, innovativi e capaci di declinare, all’interno delle loro creazioni dal taglio internazionale, sapori sofisticati.cocktails

 

 

L’evoluzione del Jerry Thomas Project, lo speakeasy di Roma, è il Mad Dog di Torino. Definito all’italiana “cantina social”, questo club propone una ricca carta che va dai vermut agli amari. Attraverso l’esplorazione dei grandi classici e immersi in una calda atmosfera, qui si trovano inedite e inusuali versioni di drink come il Daiquiri N’Dog e il Mad Dog Negroni, da provare ascoltando la musica dal vivo offerta ogni sera sotto le volte di mattone rosso.

 

 

cocktails

 

Nel quartiere Isola di Milano si trova il Wood*ing Bar. Dietro al progetto c’è Valeria Margherita Mosca, la fondatrice del primo e unico laboratorio al mondo che studia e lavora esclusivamente sul wild food. Nel locale si assaporano cocktail e piatti composti da erbe, radici, cactus, alghe e licheni, partendo dal foraging, la raccolta di cibi spontanei. Chi entra scordi tutto ciò che ha imparato sull’argomento e pensi solo all’essenziale, ovvero godersi gli ingredienti all’interno di bevande uniche: l’Amaro Braulio, prodotto ancora in Valtellina con la stessa composizione di una volta di erbe di montagna, o la birra superpremium Asahi Super Dry, dal gusto secco e inconfondibile.

 

 

Sempre a Milano, The Botanical Club (che dà il nome a due insegne gemelle Via Pastrengo, zona Isola, e Via Tortona, quartiere del design e della movida cittadina) è dedicato quasi esclusivamente al gin, con una selezione di oltre cento etichette. Da testare lo Spleen et Idéal, 60 litri di gin alla settimana distillati in casa il cui bouquet si cocktailsdistingue in botaniche selezionate in giro per il mondo. Per chi si sente in vena di provare del vino, stia tranquillo, la carta proposta mostra una grande cura in questo senso.

 

 

Chi ama l’intimità sui Navigli trova BackDoor 43, il bar più piccolo al mondo. Per sole tre persone, a cui viene proposta una lunga lista di whisky e cocktail, si accede al locale su prenotazione con un tempo massimo di sosta di due ore. Per coloro che non hanno pazienza c’è il servizio take away, ma soltanto nel weekend.

 

 

A Firenze una delle novità più interessanti delle ultime due stagioni è Gurdulù, a due passi da Santo Spirito. Al bancone dà il meglio di sè la barlady Sabrina Galloni, fiore all’occhiello del cocktail bar che si trova all’interno dell’omonimo ristorante. Da non perdere i suoi drink come Cortona-Milano (gin Sabatini, Campari, crosta di zucchero, cocktailslimone spremuto, zucchero liquido) e Nuvola (aria di grappa, gin, Fernet Branca, lime, limone e zucchero).

 

Interessante, ovvero chic ma allo stesso tempo informale, è l’Atrium Bar del Four Season di Firenze. Qui gli ospiti dell’hotel, ma anche gli avventori che amano intrattenersi in contesti storici d’eccezione, possono pranzare, sorseggiare un tè o provare raffinati cocktail. Il locale infatti è nel palazzo della Gherardesca, architettura rinascimentale finemente ristrutturata. A dare luce e charme all’Atrium è l’elegante piramide di vetro che lo ricopre.